«La nostra, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. [...]Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta e invece è la fine del mondo. E noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta. Abbiamo un mandato, noi. Un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa. E lo so anch'io».

Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.
La cosa che più colpisce, in questi giorni, non è quel che si dice sulle cause della doppia disfatta Veltroni-Rutelli, ma lo stupore con cui se ne parla. Non si può dire che la sconfitta fosse perfettamente prevedibile, ma sembra che le sue dimensioni abbiano preso un po’ tutti alla sprovvista, come se politici, giornalisti, commentatori, studiosi non si fossero accorti di quel che passava per la testa della gente.
Tale stato d’animo degli osservatori rischia di portare fuori strada nella ricerca delle ragioni di questo improvviso ribaltamento degli orientamenti politici dei cittadini. Chi è stupito va a caccia di cause nascoste, sottili, difficilmente visibili a occhio nudo. C’è chi dice che Veltroni avrebbe copiato Berlusconi, inducendo gli elettori a snobbare la copia e preferire l’originale. C’è chi dice che Rutelli avrebbe strizzato l’occhio ai preti, e troppo disdegnato i temi laici: il consiglio è di fare come Zapatero. C’è chi invoca l’effetto band wagon: da sempre gli italiani hanno il vizio di saltare sul carro del vincitore. C’è chi, in modo vagamente tautologico, invoca un generico «vento di destra»: l’Italia va a destra perché così soffia il vento. C’è chi, infine, si rammarica che solo Berlusconi sappia «interpretare la pancia del Paese»: a quanto pare quando vince la destra è la pancia che parla, quando vince la sinistra è la testa che ragiona.
Ma forse, più semplicemente, abbiamo trascurato due fatti macroscopici, che non hanno attirato su di sé l’attenzione proprio per la loro ovvietà ed evidenza. Il primo fatto macroscopico è il discredito del governo Prodi, legato all’indulto, all’esplosione della criminalità, agli aggravi fiscali e burocratici, al drammatico aumento delle famiglie in difficoltà (+57% negli ultimi 12 mesi). A quanto pare i dirigenti del Pd non si sono resi conto di quel che la gente ha passato negli ultimi due anni. Naturalmente gli sbagli del governo non sono l’unica causa delle sofferenze e delle paure degli italiani, ma ignorarne la portata è stato una imperdonabile leggerezza politica. Giusto o sbagliato che fosse, dopo due anni di governo dell’Unione gli italiani sentivano il bisogno di voltar pagina: come si poteva pensare che si affidassero a chi instancabilmente ripeteva che quel governo aveva ben operato?
Il secondo fatto macroscopico è in realtà un non fatto, ovvero una clamorosa omissione. La sinistra italiana, a differenza della sinistra inglese a metà degli Anni 90, non ha ancora voluto compiere la sua rivoluzione antisnob, ossia quel percorso di rottura con il mondo dei salotti che - secondo Klaus Davi - fu una delle carte vincenti con cui Tony Blair riuscì a resuscitare il consunto Labour Party, riavvicinandolo alla gente comune e riportandolo al governo del Paese dopo il lungo regno della Thatcher (Di’ qualcosa di sinistra, Marsilio, 2004). Omissione curiosa, visto che - sul piano comunicativo - il primo problema della sinistra italiana è la sua immagine elitaria e anti-popolare, il suo presentarsi come una squadra di autocrati illuminati, di seriosi e impermeabili custodi del bene.
Di questa drammatica distanza dalla sensibilità popolare, di questo deficit di radici sociali, Veltroni è parso del tutto ignaro. Cercando di conciliare tutto e tutti, nascondendo sistematicamente le difficoltà in cui il governo uscente aveva cacciato il Paese, pensando di maneggiare con semplici esercizi verbali la protesta delle regioni più operose, Veltroni ha mostrato di non aver capito né quanto profondamente il governo Prodi avesse diviso l’Italia, né quanto i simboli del Palazzo e della politica romana siano invisi alla gente comune (era proprio il caso di chiamare Loft la nuova sede del Partito democratico? E di chiamare «caminetti» le riunioni dei dirigenti che contano?).
Con l’immagine salottiera e poco ruspante che la sinistra post-berlingueriana si ritrova addosso, con la sua mancanza di radicamento nel territorio, con la sua distanza culturale dalle regioni del Nord, presentarsi alle elezioni con un candidato premier che è la quintessenza del bel mondo di Roma, delle sue terrazze e dei suoi salotti, era già un azzardo notevole. Non rendersi conto dell’azzardo, e non prendere alcuna contromisura compensatrice, è stata un’incomprensibile follia.
Qualcuno, già me lo sento, dirà che la politica seria è un’altra cosa, e che è da qualunquisti rimproverare a Bertinotti le frequentazioni mondane, o ai dirigenti del Pd di riunirsi davanti a un caminetto, in un appartamento che amano chiamare il Loft. È vero, quel che conta è capire la realtà, e se ti riesce meglio davanti a un caminetto non c’è niente di male. Il punto, però, è che questi signori il contatto con la realtà sembrano averlo perso completamente. A forza di parlarsi tra loro non sanno più in che Paese vivono. Se la gente li vede come una casta, non è tanto per i loro privilegi, ma perché i loro simboli sono quelli di un mondo inarrivabile e separato, lontano mille miglia dal mondo di tutti noi.
Luca Ricolfi su La Stampa

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.
Alda Merini, da “Testamento”, Crocetti 1988

È la Pasqua
la Pasqua del Signore, gridò lo Spirito.
Non una figura, non un mito, non un'ombra
ma la Pasqua vera del Signore.
O tu
che sei veramente solo tra i soli e tutto in tutti!
Accolgano il tuo spirito i cieli e il paradiso la tua anima
ma il tuo sangue l'abbia la terra...
O danza mistica! O festa dello Spirito!
O Pasqua divina che scende dal cielo sulla terra
e dalla terra sale di nuovo al cielo!
O festa nuova e universale,
assemblea cosmica!
Per tutti gioia, onore, cibo, delizia:
per mezzo tuo sono state dissipate le tenebre della morte
la vita fu estesa a tutti
le porte dei cieli sono state spalancate.
Dio si è mostrato uomo
e l'uomo è stato fatto Dio.
Sono state spezzate le porte dell'inferno
e infrante le barriere invalicabili.
Il popolo di laggiù risuscitò da morte
e dalla terra si levò un cantico:
O Pasqua divina, il Dio del cielo nella sua generosità
ora si unisce a noi nello Spirito:
per lui è piena la grande sala delle nozze.
E tutti portano la veste nuziale
nessuno è gettato fuori perché non ha la veste nuziale!
Se qualcuno ama il Signore
goda di questa lieta festa!
E chi è servitore fedele
entri con allegrezza nella gioia del suo Signore.
E chi ha faticato digiunando
riceva ora la sua ricompensa.
Chi ha lavorato dalla prima ora
riceva oggi il giusto salario;
chi è arrivato dopo la terza
sia lieto nel rendere grazie;
chi è giunto dopo la sesta
non esiti: non riceverà alcun danno;
chi ha tardato fino alla nona
venga senza esitazione;
chi è arrivato solo all'undicesima
non tema per il suo ritardo.
II Padrone è generoso:
accoglie l'ultimo come il primo
concede il riposo all'operaio dell'undicesima ora
come a quello che ha lavorato fin dalla prima.
Entrate tutti nella gioia del Signore nostro;
primi e secondi, ricevete la ricompensa;
ricchi e poveri, danzate insieme;
temperanti e spensierati, onorate questo giorno:
abbiate o no digiunato
rallegratevi oggi!
Nessuno pianga la sua miseria:
il regno è aperto a tutti.
Nessuno si rattristi per i suoi peccati:
il perdono si è levato dal sepolcro.
Nessuno tema la morte:
ci ha liberati la morte del Salvatore
la distrusse mentre era stretto da essa
punì l'inferno entrando nell'inferno.
L'aveva previsto Isaia quando gridava:
L'inferno fu amareggiato.
Signore Gesù Cristo, quando l'inferno s'incontrò con te
fu amareggiato perché fu distrutto
fu amareggiato perché fu ingannato.
Ha rapito un corpo mortale e si è trovato davanti a Dio
ha preso la terra e ha incontrato il cielo
ha afferrato il visibile e si è imbattuto nell'invisibile.
Dov'è, o morte, il tuo pungolo?
Dov'è, o inferno, la tua vittoria?
Cristo è risorto
e tu sei stato distrutto.
Cristo è risorto
e i demoni sono caduti.
Cristo è risorto
e gli angeli si rallegrano.
Cristo è risorto
e nessun morto resta nel sepolcro.
Cristo, risorto da morte,
è il primogenito di tra i morti, il Vivente!
A lui gloria e potenza nei secoli dei secoli! - Amen.
Annuncio della Pasqua forma orientale
EIS TO AGHION PASCHA
COMUNITÀ MONASTICA DI BOSE, Preghiera dei Giorni, pp.268-270